DATING, IL GLOSSARIO (NON DEFINITIVO)

Non so voi, probabilmente ben più abili di me nell’utilizzo del lessico amoroso, io ho sempre dichiarato “è sparito”, “mi ha bloccata”, “scrive scrive ma non si riesce ad organizzare una uscita”, “compare e scompare come gli pare a lui”. Cose così.

E invece no. Anche il dating ha i suoi riti, i suoi ritmi e un suo lessico che si sta costruendo nel tempo. Un lessico che, forse, è opportuno apprendere per muoversi meglio tra le ‘insidie’ del mondo delle chat.

Ben conosco, conosciamo, i significati delle parole, per opportuna esperienza di chat, incontri, relazioni nati dalle dating app. Vediamo anche come queste esperienze vengono definite in modo netto e conciso. Ecco alcune espressioni e neologismi utilizzati worldwide (sono in inglese), che Babbel, la app per l’apprendimento delle lingue, in queste settimane ha contribuito a mettere in evidenza.

BENCHING O COOKIE JARRING

Il primo termine significa “tenere un giocatore in panchina”. Il secondo invece deriva da cookie jar, barattolo di biscotti, e nasce dall’idea che si può sempre attingere dal barattolo se non si ha uno snack migliore.

Quindi un po’ come tenere nel proprio paniere una persona per sentirsi meno soli, perché all’occorrenza ci potrebbe essere utile come riempitivo di una sera, ma senza avere chissà che stimolo per conoscerla davvero. Una ruota di scorta di tristezza.

BREADCRUMBING 

Seminare briciole di interesse per noia, per farsi compagnia, perché non si ha di meglio da fare. “I Brasiliani parlano di contatinho, piccolo contatto”, spiega Babbel. L’espressione fa riferimento a chi flirta senza avere nessuna intenzione di iniziare una relazione, seminando briciole di pane (bread crumbs). Ecco, lo trovo una autentica perdita di tempo, molto triste tra l’altro. Preserviamo il nostro tempo, rispettiamo il tempo delle persone che chattano con noi.

CORONA CUFFING

“Cuffing, che significa ammanettare, si usava già in espressioni come winter cuffing, i mesi invernali durante i quali chi il resto dell’anno cambia spesso partner si impegna in una relazione monogama”, scrive Babbel.

Nello stesso modo, c’è chi ha preferito non passare la quarantena da solo o sola e all’annuncio di Conte di chiudere tutti nelle proprie case ha preso con il partner la decisione di intraprendere una, a volte azzardata, altre volte salvifica, convivenza per la durata del lockdown. Alcune coppie si sono rafforzate, altre sono finite in un campo minato e hanno rischiato di saltare. Credo che per tutti il corona cuffing sia stato in qualche modo foriero di nuove riflessioni e sguardi sul mondo.

DISTANT RELATIONSHIP

Vediamoci sì, ma nel pieno rispetto delle misure previste dal Dpcm. Al tavolo del ristorante, sulla panchina del parco, a una mostra. Vicini sì, ma non troppo. I corpi ci sono, ma lontani, distanti almeno un metro l’uno dall’altro. E spesso con mascherina.

GHOSTING

Da ghost (fantasma). È un evergreen, destinato a non passare mai di moda. Certo forse un centinaio di anni fa gli spostamenti erano più limitati, conoscenze e amori nascevano in circoli sociali più ristretti, sparire completamente era un filino più arduo. Ma probabilmente neppure allora impossibile.

Con ghosting ci si riferisce a chi sparisce all’improvviso. Un attimo prima c’era, era proprio lì, sulla chat. Ci siamo scritti fino a sera inoltrata. E poi magari, puf, la mattina dopo è scomparso. Inutile avviare affannose ricerche, sguinzagliando i cani molecolari. Non ci vuole più. Punto.

KITTENFISHING

Da kitten (micio), la versione ridotta del catfishing. Se catfishing significa creare una falsa identità online da usare per le app di incontri (se ne parla anche nel libro “Il treno di cristallo”, ne scrivo qui), la tattica del kittenfishing consiste nell’usare foto pesantemente ritoccate.

ORBITING

C’è chi non si accontenta del ghosting. Vuole di più. Ecco allora la variante che trancia meno di netto la relazione, di qualunque natura essa sia.

Per te non ci sono più, ma ci sono comunque. Non ti voglio più vedere, ma ti vedo, anzi ti orbito attorno con like a casaccio, visualizzazioni puntuali delle storie sui social. Non voglio più chattare con te, ma il tempo di scrivere qualche segno grafico sotto una tua foto, quello ce l’ho.

Ecco, io no. Qui non ci sto. Orbiter non mi avrete mai.

PROCRASTIDATING

Da procrastinare + date, è per chi non si decide mai a fissare il primo appuntamento. Mai capitato? Non è mai un buon segno. Insistere o stuzzicare l’interesse porta sempre a pochi frutti, meglio mollare la presa il più delle volte.

SLOW DATING

Complice anche il periodo non facilissimo per entrare in contatto con sconosciuti, torna alla ribalta lo slow dating. Conoscenze portate avanti con calma, senza fretta di saltarsi addosso, costellate da lunghe conversazioni che mirano a sondare i rispettivi universi.

Cosa possa nascere da tutto ciò (amicizia? amore? scazzo?) è arduo stabilirlo.

TEXTLATIONSHIP

Dall’unione di text (messaggio) e relationship (relazione). Mai come in questo periodo il rischio di sviluppare relazioni che non vanno oltre la chat è dietro l’angolo.

Vi sentite da un paio di settimane su Tinder o altre dating app? Sai che lui/lei è già uscito/a con un paio di altre persone post lockdown ma, oltre a confidarsi con te, la situazione non si sblocca? Siamo caduti in una textlationship con friendzonamento incluso. Resterà un’amicizia epistolare digitale. Punto.

VATES

Impossibile vedersi durante il lockdown? Aumentano le accortezze durante la fase del post lockdown? Ecco fiorire i vates: neologismo nato dalla fusione di virtual e date.

Once, l’app pioniera dello slow dating movement, ha introdotto durante la quarantena la funzione live-video che rende possibile gli appuntamenti virtuali. Un modo intelligente per agevolare gli incontri e per non far fuggire gli utenti dalla propria piattaforma.

ZOMBING

Per gli amanti degli horror non saranno una novità. I morti tornano nel regno dei vivi. Riemergono dalle tombe in cui placidamente si erano o li avevamo collocati e pretendono di tornare a interagire, magari come se nulla fosse stato. 

Tutto bene, finché si ha voglia di accettarlo. E la mia, di voglia, non è mai troppa in questi casi.

Ci sarebbero moltissime altre espressioni, modi di dire legati alle relazioni online. Voi quali conoscete? E soprattutto, che tipo di esperienze avete fatto?

♠ In copertina: “Bad teacher”, Jake Kasdan, 2011

 

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