DATING APP SU “IL TRENO DI CRISTALLO”

Libri e dating app. Sì, oggi propongo un libro. Per tre motivi. I primi due legati al blog, l’ultimo di carattere strettamente personale. Il libro è “Il treno di cristallo” di Nicola Lecca.

UNA RELAZIONE DEGNA DI UNA PUNTATA DI CATFISH

Il primo motivo per cui propongo “Il treno di cristallo” è che il protagonista, il diciottenne Aaron, nato a Zagabria ma a Broadstairs, sulla costa inglese, da una vita, ha una relazione a distanza da più di un anno con Crystal.

Una relazione nata su una dating app che va avanti a suon di chat e conversazioni, senza che i due si siano mai visti. Aaron si considera innamorato e fidanzato, fidanzato e innamorato, ma non ha mai avuto la possibilità di vedere la ragazza in una videochiamata, entrare in contatto con lei su un qualsiasi profilo social al di fuori della app, organizzare un incontro.

Cosa fa Crystal? Manda foto in cui è bellissima, rifiuta di rivelare il proprio cognome, non svela i propri profili social, – dice che non li usa, che non le piacciono -, quando si parlano in videochat punta la webcam contro il muro per nascondere il proprio volto, trova mille scuse per rimandare un incontro.

A più esplicita e decisa richiesta di vedersi la sedicenne nicchia, si ritrae, si nega, scompare.

È una relazione virtuale, quindi, che fin dall’inizio ci riporta a un immaginario alla Catfish. Non anticipo nulla, non svelo l’evolversi della vicenda.

Scrivo solo che, con tutti i limiti annessi e connessi, questa relazione virtuale per buona parte del libro è l’orizzonte contro il quale si staglia lo sguardo del protagonista. Gira che ti rigira la sua vita guarda lì. Una relazione che non esiste solo online. Esiste on line ed esiste forte nella testa del protagonista. E’ punto fermo che riempie le sue giornate e dà loro un senso, che appaga ma crea insoddisfazione al tempo stesso.

Vi dice nulla tutto questo? A me fa risuonare molte cose.

  • Il dubbio su un profilo, generato da molti elementi che non tornano, che creano domande;
  • La bellezza di sentirsi comunque vicino a qualcuno, nonostante la distanza, al di là delle modalità scelte per comunicare;
  • L’insoddisfazione perché condividere la vita in questo modo non sarà mai abbastanza, anzi non può essere nulla di vero o di troppo vero.

Nel frattempo la storia prosegue. “Il treno di cristallo” è un romanzo di formazione, un viaggio dell’uomo, del ragazzo, dell’eroe, sui binari, attraverso varie città, dall’Inghilterra ad Amburgo, Praga, Lubiana, Bratislava, Szentgotthárd. Un viaggio voluto da un padre, mai conosciuto, che Aaron pensava già defunto, e che invece post mortem lo invita a Zagabria per assistere all’apertura del suo testamento. In treno, grazie a un biglietto di interrail.

“Per una gazzella cadere è disastroso. Se la gazzella cade il leone non la perdona. La sbrana: e se la mangia. Per noi no. Per noi esseri umani l’errore è addirittura vitale: perché ci consente di migliorarci. […] Chi non si esercita nelle acrobazie della vita, chi non cade, non potrà mai diventare un campione”, racconta ad Aaron una suora conosciuta durante un tratto di viaggio in treno. Uno di quegli incontri in grado di offrire il senso del tutto.

Aaron durante il viaggio scopre il mondo, nella sua poesia, nella libertà che lascia, nelle tentazioni, prendendosi i rischi che comporta questa esplorazione. Sbagliando, per imparare ancora di più. 

Ad Amburgo, dopo una puntata al bordello e la fuga dal rapporto con una prostituta, Aaron conosce “i due estremi dell’amore: l’irrealtà di un interminabile corteggiamento virtuale e l’immediata concretezza di uno scarno rapporto mercenario. L’amore vero si trova nascosto da qualche parte in bilico fra quelle due esperienze. Un equilibrio sconosciuto e nebuloso: ancora molto difficile da identificare”.

SE VUOI ANDARE, VAI. E CHE GHOSTING SIA

Arriviamo al secondo motivo per il quale oggi parlo del libro di Nicola Lecca. Ghosting. Eh già, è quello che fa Crystal. Aaron prova ad affermare un desiderio naturale, legittimo, di proseguire la relazione, rendendola qualcosa di concreto, di vivo e partecipato anche dai corpi. E lei sparisce. Sapremo qualcosa in più solo alla fine del romanzo, ma non per mano di Crystal. Non mi spingo oltre.

Aaron si addolora, si tormenta, si arrabbia per questa punizione senza fine.

Il nodo si scioglie durante l’incontro con la suora sul treno. Con la religiosa che dice: nel bene e nel male le persone hanno diritto di esistere così come sono, anche facendo cose che non ci aspetteremmo, che noi non faremmo mai. Non possiamo pretendere che gli altri si comportino con noi come noi ci comportiamo o ci comporteremmo con loro. Si comporteranno diversamente per motivi loro, giustificabili o meno, che noi non possiamo sapere, che ci terranno nascosti.

E poi ci regala un aneddoto, che l’autore dice essere vero nell’appendice al libro.

Bratislava, il pianista russo Grigorij Lipmanovic Sokolov al termine di un concerto di due ore, regala sette brevi brani fuori programma al proprio pubblico. E quello come risponde? Andandosene. Lentamente, poco alla volta, mentre suona, il teatro si svuota quasi del tutto.

E l’artista cosa fa? Non si cura di loro, continua a fare ciò che desidera. Suonare per chi è rimasto ad ascoltarlo. I motivi per cui le persone hanno deciso di lasciare il teatro possono essere molto diversi: hanno semplicemente scelto di farlo, ritenendolo per loro giusto e conveniente, spiega la suora. Il pianista però non spreca energie per addolorarsi di chi se ne sta andando.

Alla fine la domanda: “Dimmi ragazzo: nella tua vita chi c’è? Chi resta? Chi merita il tuo talento?”.

Questo a mio avviso resta un grande insegnamento, cui spesso mi dimentico: quando mi arrabbio perché c’è qualcuno che non risponde più d’improvviso, perché mi cancella dai contatti, perché mi chiede di uscire e poi non riesce ad organizzare, a rendersi effettivamente disponibile, perché tergiversa.

Ecco, suoniamo il piano per chi ci ascolta, per gli altri non sprechiamo energie inutili.

BACKPACKER PER SEMPRE

Bè manca l’ultimo motivo. È di carattere strettamente personale. Il viaggio di Aaron in giro per l’Europa mi ha reso nostalgica dei miei interrail da ventenne con lo zaino sulle spalle e nel portafoglio i pochi soldi risparmiati durante l’anno per fare le vacanze. Gli incontri sul treno che non ti dimenticherai mai, le dormite con un occhio aperto nelle camerate affollate degli ostelli, i chilometri macinati per conoscere una città nuova, il centellinare i soldi per i pasti dando fondo alle scorte di scatolette di tonno portate da casa.

♠ In copertina: Nicola Lecca, “Il treno di cristallo”, Mondadori, 2020

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