STORIA DI UN SANDALO DA CHAT

Cosa sia una Manolo Blahnik credo di averlo appreso guardando “Il diavolo veste Prada” ed empatizzando con la Andrea prima maniera. Casualmente ho anche colto l’essenza di una scarpa ‘stile Chanel’. Se le è indicate ai piedi la collega trend-setter. Tutto questo per dire che? Che, ecco, non potrei certo dirmi una feticista delle scarpe (o dei piedi). Con buona pace di una ex frequentazione che pensava che il cambiare frequentemente sandali fosse indicativo dell’essere donna. Da appendere al muro.

Sì, ci sono comunque scarpe che mi piacciono: sono per lo più quelle che mi stanno comode. Sono anni che ho smesso di pensare che un tacco possa riuscire nell’impresa di slanciare una coscia troppo muscolosa. Sono scomodi e basta.

C’è un paio in particolare di sandali che tengo però vicini al cuore. Eccoli.

SANDALI DA CHAT

Belli (oh de gustibus), da ex hippy quale mi ritengo di essere (dovevate vedere come andavo vestita ai tempi dell’Università), comodi, con il tacco e contemporaneamente senza tacco (sono in pochi i modelli che ci riescono), colorati, freschi, divertenti, allegri, spiritosi, umoristici. Può un sandalo essere tutto questo? Yes, they can.

Sono sandali che ho tenuto per anni vicino al cuore, che ho amato tanto da portarli con me in alcuni momenti topici, anche delle conoscenze chattare, e che ancora di più ho amato perché in quei momenti ci sono stati.

Li guardo oggi, e mi ricordo.

C’eravate nell’agosto del 2014 quando ho incontrato Michele per la prima volta. Mi sentivo carina, nonostante grondassi sudore per la traversata in auto della Lombardia nelle ore più calde della giornata. Peccato avervi presto dovuto mettere da parte per una comoda scarpa da ginnastica, più consona al giro nel bosco che aveva pensato di organizzare il nostro. Per capire come è andata vi lascio con “Appuntamento al buio, cosa ci si può aspettare”.

C’eravate pure nel maggio del 2015, faceva un caldo quella sera. Rivedevo Furio dopo cinque mesi, glielo avevo chiesto io, volevo sapere come stava, dopo che aveva chiuso ogni contatto a inizio anno. Tutto l’outfit era pensato perché ci foste voi con me, del resto dell’abbigliamento mi interessava poco. Su Furio non ho ancora scritto nulla, ho un racconto nel cassetto, ma riprenderlo in mano è troppo dolore.

Luglio 2016, primo incontro con Armando a Monza. Quella sera avete ceduto: mentre camminavo con il mio leggiadro incedere da montanara, un listino si è incautamente rotto. Sono riuscita a proseguire lo stesso la passeggiata in centro, ma quella defaillance è stata premonitrice. Quell’incontro qualcosa avrebbe rotto: un listino di sandalo, un pezzetto di cuore, parecchio le palle.  

Oh, non è che fosse andata bene tutte le volte. Non è che foste sandali portafortuna. Per carità. Con Michele è andata come è andata, con Furio peggio che peggio, con Armando non ne parliamo. Ma era bello andare in giro insieme, vestire un po’ di rosa me che dall’asilo in poi amo solo l’azzurro. E poi… non è neanche del tutto vero: sicuramente eravate i sandali degli incontri che lasciano il segno, anche se poi le conoscenze proseguivano a modo loro.

Quindi bè, grazie, è stato bello fare tanti passi insieme. Troppi? Naaaah, siamo arrivati dove dovevamo arrivare: a una suola rotta, un listino riparato due volte, i primi segni di cedimento delle fascette in similpelle.

Mi ha fatto tristezza però vedervi ieri sera, infilati stretti in un sacco nero. Quasi desideravo che gli addetti alla raccolta differenziata non lo raccogliessero quel sacco, che non vi accettassero tra le cose da buttare nell’indifferenziata. E invece no, stamattina non c’eravate più fuori dal cancello. Ci siamo salutati ieri sera, una foto ricordo me la sono concessa. Resterete nella memoria, eternati da questo articolo del blog.

Sì, forse avrei potuto tenervi nascosti in un angolino della scarpiera. In fondo non avreste dato fastidio, ne avreste occupato poco, di spazio. Ma ho pensato che era giusto così: lasciare andare quello che è stato, quello che non potrà più essere, dare spazio al nuovo. Ringraziare per tutta la strada fatta insieme, pensare alle nuove strade da percorrere, magari meno aggraziate, sicuramente più ignote, spero ugualmente cariche di nuove persone da conoscere e nuove esperienze da vivere.

Ah, e d’ora in avanti primi appuntamenti solo con appassionati di hiking, così che possa indossare queste…

scarpe da trekking

♠ In copertina: Tacchi a spillo, Pedro Almodóvar, 1991.

 

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