STORIA DEL MIO PRIMO INCONTRO POST-LOCKDOWN

Che qualcuno mi fermi. Anzi, no, non fermatemi. Al solito la coerenza non è tra le qualità di cui potrei vantarmi in una cena tra amici. Ma come potrebbe essere altrimenti. Quello di cui mi vanto, in una cena tra amici e in qualunque altro contesto sociale, dal vivo o digitale, è che la mia figura retorica preferita è l’ossimoro. Dagli opposti, dalle contraddizioni mi piace trarre linfa vitale, stimolo, ispirazione. Non sarò mai d’accordo nemmeno con me stessa, temo. E perché, poi? Sai che noia.

Quindi, bè, lo avevo scritto, post lockdown la mia attitudine allo slow dating si sarebbe accentuata: avrei soppesato molto bene i contatti, selezionato i profili, chattato fino a scorgere le profondità delle anime, degli abissi, navigato in mari perigliosi per giungere poi, novella Ulisse, alla fatidica decisione: sì, vediamoci per un appuntamento.

Un appuntamento come? Veloce, di rapido saluto, di reciproco annusamento con rispetto della social distancing, alla lontana, all’aperto, all’ombra dei ciliegi, con la mascherina, salutandosi da lontano, facendo ciao ciao con la manina. Di abbracci, baci, strofinate varie non se ne sarebbe parlato naturalmente. Parola d’ordine: calma, piombo, cautela.

Sì, in parte l’obiettivo è stato centrato. Chattavo con Giuseppe da luglio, senza ansie. Messaggi lunghi quando ci pareva, quando tempi e impegni collimavano. Incontrarsi prima delle vacanze non era stato possibile, abbiamo rimandato al rientro. Una passeggiata di sei ore su e giù per i paesini del lago di Como.

E voi qui direte: embè? E io dirò: ora vi spiego il mio mega cervello che selezione ha fatto per il primo incontro post lockdown.

Giuseppe (Quello che so e quello che sento)

  • Età: perfetta.
  • Il fisico di un asceta dopo sei mesi di meditazione e digiuno nel deserto, ma più allampanato.
  • La barba incolta del predetto asceta, lontano dal rasoio, o da una qualsiasi lama un minimo affilata, per gli altrettanti suddetti mesi.
  • Amante delle arti marziali, della giocoleria, degli sport all’aria aperta.
  • Rientrato a inizio agosto da una vacanza-studio in Croazia. Ah. Dove è stato rinchiuso in una bolla, e ha frequentato solo le spiagge più isolate, impervie, difficili da raggiungere? No, dove per una settimana si è accompagnato con una cinquantina di persone, esercitandosi nell’acrobatica e nella contact dancing. Avete colto la parola chiave. Contact. Poi al rientro non se ne è parlato di fare il tampone, all’epoca non era obbligatorio per chi rientrava da lì.
  • No-mask. O meglio: quello che ci dice la legge è una cosa, il mio buon senso e personale percezione del rischio un’altra. La relativa logica conclusione è: no-mask con gli sconosciuti.
  • Animalista, ambientalista, vegano. Quando ho chiesto una mezza naturale al bar ha mormorato tra sé e sé, probabilmente una bestemmia pensierosa. Due minuti dopo il malcapitato ordine ha sfoderato dallo zaino una borraccia da due litri in alluminio. Facendomi sentire una sporca inquinatrice del pianeta.
  • Patito per il digiuno. Ho dichiarato di avere fame, ma di sedersi a un tavolo a mangiare non ce ne è stato verso. Alla fine mi sono arresa a una granita alla fragola, ottima, e a un ghiacciolo al limone come coronamento del lauto pasto.
  • Abituato a vivere le situazioni in modo semplice. Avrebbe gradito se avessi fatto pipì in qualsiasi posto blandamente nascosto sulla nostra via. Si sarebbe gettato nel lago in mezzo ai turisti per un bagno, senza avere il costume. Tanto gli slippini di cotone si asciugano presto. Mi avrebbe buttata su un prato un minimo riparato per rotolarsi insieme allegramente.
  • Abituato a vivere le donne (o le persone da cui si sente fisicamente attratto) in modo semplice. Sulla panchina mentre gustavo la mia granita e lui un gelato la distanza tra noi si accorciava sempre più (e non per causa mia). Alla fine un ramo dell’arbusto di fianco mi si è infilato nello chignon. Non avevo più alcun modo per sfuggire, se non alzarmi.
  • La dolcezza di chi è programmato per provarci. Indipendentemente da chi fossi probabilmente. Lui sarebbe stato pronto in ogni caso. Io, amante degli animali con il lavarello nel piatto, ambientalista con la bottiglietta di plastica in mano, sportiva con le ginocchia più volte azzoppate, lavoratrice della big city vicina a imprese e startup, sostenitrice di scienza e vaccini, avvezza a ingurgitare cibo attorno alla mezza giornata, anche rifornendosi a un bar, se le circostanze lo richiedono. In quel momento le differenze tra noi non sarebbero state un problema, mi sarebbe saltato addosso comunque.

Ecco, ora se pensate, anche solo per un momento, che io stia sfottendo questo povero malcapitato (mica facile trovarsi di fronte al mio sguardo arcigno), non avete capito nulla.

Perché Giuseppe mi è piaciuto. Tutto. Il fisico ascetico e allampanato, la barba incolta, lo spirito semplice, l’essere fuori dalle leggi, dagli schemi, dalle maschere. Mi sono sempre chiesta dove finissero da una certa età in avanti i tipi che ammiravo alle convention di giocoleria dei vent’anni. Ecco, finiscono quando ho Giuseppe di fronte.

In tutte le mie contraddizioni unite a formare qualcosa di uno e unico ho fatto la scelta perfetta, quindi.

Per un primo incontro post lockdown che aveva qualcosa da dire ai miei vent’anni e anche ai miei quaranta, inaspettatamente.

Per un primo incontro post lockdown nel quale recuperare qualcosa di mio e scoprire che tutte quelle differenze per me sarebbero state solo da scoprire, un pizzico per volta.

Per un primo incontro post lockdown in cui pensare di poter avere ancora voglia di saltare addosso a qualcuno. Ma poi non farlo, perché, bè che volete? La mascherina, il distanziamento, e i millemila pensieri: con quante sarà uscito, con quanti avrà interagito no-mask durante il raduno di contact dancing e durante i cento e oltre allenamenti che avrà fatto in gruppo dopo il rientro?

Maledette contraddizioni. Ne uscirà un ossimoro decente almeno?

♠ In copertina: nessun film poteva rappresentare adeguatamente l’ossimoro di questo incontro. Mi ci sono messa io allora, ossimoro vivente. Estate del 2003, a Christiania, quartiere anarchico di Copenaghen, al termine di una settimana di European Juggling Convention.

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Questa storia ha un finale aperto. Come è proseguita? Decidetelo voi!

La verità nel primo commento…

Giuseppe ed io abbiamo proseguito la conoscenza?

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