QUARANTENA E DATING APP

Cosa mi ha fatto questa quarantena? Tante cose.

Calare la nebbia in testa per prima cosa. Una nebbia che a giorni si fa molto fitta, un bianco poroso, puntinato di grigio. Una nebbia che mi incatena a una immobilità di pensieri e intenti, prima che di azioni (necessariamente limitate dalle parti domestiche).

Una nebbia che però in alcuni giorni si dirada e mi permette di scoprire e di scoprirmi in qualcosa di diverso dalla vita che avevo prima, in qualcosa che era mio, prima della quarantena, ma anche prima che mi facessi schiacciare dalla routine lavorativa, convulsiva nei ritmi e senza meta.

Un criceto che corre sulla ruota? Ecco, prima di mettermi a camminare per casa durante la quarantena, ero un criceto in corsa sulla ruota. Ora cammino nei 60 metri quadri di casa e sogno però prospettive nuove, immense: la mente si apre, quando la nebbia si dirada.

Introversa, solitaria, misantropa etc etc etc (delle mie straordinarie qualità ho già avuto modo di discorrere e dare prova in innumerevoli occasioni), la solitudine non mi pesa. Mi pesa avere a che fare con persone che ritengo un peso. Quindi solitamente scelgo. Nella vita privata e su Tinder e affini.

Anche durante la quarantena scelgo da chi farmi accompagnare, anche se a distanza. E Tinder e compagnia bella mi aiutano, eccome se mi aiutano. Perché alcune delle persone che ho scelto e scelgo deliberatamente, ostinatamente, costantemente di avere vicino per un pezzo di questa quarantena le ho conosciute proprio sulle dating app.

Chi sono? Perché ci sono?

Perché si ostinino nel contattarmi o rispondermi non so bene. Chi sono però ve lo spiego qui. E anche il motivo per il quale averle vicine mi è così prezioso in questo momento, ognuno di loro per un motivo diverso ma ugualmente importante.

  • DAMIANO

Ci siamo conosciuti anni orsono su Tinder. Non mi ricordo che anno fosse, quanti anni avessi io e quanti lui. So solo che ne aveva una manciata meno di me e che abitava a un paio d’ore di strada. Elementi che forse non mi hanno particolarmente incoraggiata nel continuare la conoscenza.

C’è qualcosa però che ci ha tenuti legati: lo stesso corso di studi, la stessa laurea, la stessa passione per l’arte e la fotografia, uno sguardo simile sul mondo e sulle cose, un pizzico abbondante (forse più di quello che basterebbe in una normale ricetta) di malinconia e un senso imperituro di caducità.

Parlare con lui attraverso lunghi messaggi vocali è stato come circondarmi di tante cose che amo, che ho amato e che ho abbandonato durante il mio percorso lavorativo. Sentirlo parlare del suo percorso professionale nel mondo dell’arte ha fatto tornare a galla tutto quello che vorrei tornare ad essere, e che non sono più.

  • PAOLO

Lo confesso: lo avevo scaricato, anche se con grazia. Ma non l’aveva presa bene. Mi pareva che la nostra conversazione e conoscenza non portassero a nulla. Quando l’epidemia ha colpito forte la città in cui vive, non ho potuto fare a meno di pensare a lui. Dimostrargli la mia vicinanza ha avuto come contrappasso il portarmi accanto la sua calma, la sua dolcezza e la sua fragilità. Tutte cose allo stesso modo di grande valore.

  • GIOVANNI

Giovane. Dai, pure giovanissimo per me. Con il nome del Santo, la voce da prete giovane, anzi giovanissimo, e un modo di fare ingenuo, semplice e intraprendente insieme. Un mix tra don Camillo (per la voce) e Peppone (per l’impegno politico), precipitato nel 2020 in piena pandemia.

Non ci sarei uscita prima della quarantena, ma l’ho amato, e molto, per lunghi giorni, durante la quarantena. Il suo spirito leggero ma sagace mi ha fatto sorridere. Il suo impegno e il suo attivismo politico mi hanno fatto pensare che c’è ancora qualcosa che si può fare di buono, che un confronto è possibile. Il suo ottimismo e la sua tenacia hanno contribuito a squarciare per qualche ora la nebbia.

Subito dopo Pasqua è sparito, spero si sia riavvicinato alla ex con la quale conviveva fino a pochi mesi prima. Insieme erano troppo carini (o dovrei dire meglio: li shippo troppo?).

Ecco qui, quindi: le dating app mi aiutano a superare con un po’ più di sorriso e anche di consapevolezza queste lunghe giornate di isolamento. Questo è un grazie per quello che ho raccolto durante questi giorni, sperando di avere reso, se non lo stesso, almeno in parte.

Tinder e affini hanno aiutato anche voi?

♠ In copertina: “Melancholia”, Lars von Trier, 2011.

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