STORIA DI UN APPUNTAMENTO DA EVITARE, O FORSE NO?

Quando tutto l’Universo ti lancia messaggi concordi e ti dice no, forse è meglio che tu non esca con RafItaly. Ma tu invece, niente, fingi di non sentire, di non capire, di non vedere. E perseveri. E ci esci.

E va male, come tutto l’Universo già presagiva, anzi sapeva e tramandava da secoli, tanto era facile leggere l’ovvio.

Come vogliamo chiamare questa situazione? Sfiga? Profezia che si autoavvera? Ma nada de nada. Io la chiamerei Andare-contro-ogni-ragionevole-dubbio.

  • Ecco gli indizi:

IL NICK

Ti chiami Raffaele? Hai un bel nome italiano, stai su una chat italiana, ti rivolgi a persone prevalentemente italiane? Ma che cosa vuol dire chiamarsi RafItaly? Un incomprensibile eccesso di patriottismo.

LE FOTO

Cinque. Una in una foresta dove è una sagoma nera tra la vegetazione lussureggiante. Altre tre in bagno dove mostra una forma fisica non propriamente invidiabile, che rende inspiegabile il suo passato come personal trainer o che forse giustifica l’abbandono di quel percorso. Una dove suona una chitarra. Accettabile, quanto meno mostra qualcosa di quello che gli piace.

LA CONVERSAZIONE

Superficiale. Alle mie domande risponde, scrivendo:

Ma che è? Un’intervista

Finge poi sia una battuta. La verità è che preferisce raccontarsi dal vivo e che la voglia di usare la chat è pari a quella che ho io di rifare il letto la mattina (infatti, non lo rifaccio mai, con la scusa di lasciare ‘respirare’ le lenzuola).

LA CONVERSAZIONE. PARTE 2

Si riattiva solo quando parla di ‘bottarelle terapeutiche’. Allora sì che si sente nel suo campo, che crede di poter giocare la sua partita migliore, cercando di preparare il terreno per mettere la palla in porta il prima possibile.

Purtroppo il tuo avversario è molto coriaceo.

LA CONVERSAZIONE. PARTE 3

Nessuna o poche domande, nessuna curiosità di capire, di approfondire.

  • E l’incontro?

ARRIVO QUANDO MI PARE…

Arriva dopo una decina di minuti rispetto all’orario concordato e non si scusa né fa minimamente cenno alla cosa.

… TANTO PAGHI TU

Dice di avere dimenticato a casa il portafoglio. “Tutto quello che consumeremo stasera sarà a carico tuo”, il sottotesto. Può capitare, per carità. Ma mi pare comunque una mancanza di attenzione, fosse stata fatta sia da un uomo che da una donna. Comunque nessun problema: ho il cash, baby

MA CON CHI SONO USCITO POI? ERA DILETTA O BETTA?

Una delle prime domande che mi fa:

Ma allora hai un figlio?

No.

Avevo riletto la chat e mi ricordavo avessi un figlio.

Sì probabilmente avevi riletto la chat, ma quella con un’altra. Incommentabile.

E SE NON VOLESSI GUARDARTI IN FACCIA?

Mentre parlo la sua attenzione è labile, mi guarda poco o male. Non mi interessa se non ti piaccio, puoi lo stesso interagire con me in modo educato e cortese e magari potremmo comunque trarre valore dalla conversazione.

BUT I HATE SOCIAL MEDIA!

Mostra disprezzo per il lavoro che faccio. I social non ti piacciono, la comunicazione digitale non fa per te, preferisci restare rinchiuso nella foresta costaricana e vivere mangiando banane? Va benissimo, anzi approvo. Ma non emergere dalla natura selvaggia per uscire con gente a caso, tipo una che di mestiere fa la social media manager.

La serata si chiude in fretta, per volere di entrambi. Un saluto frettoloso al parcheggio e il giorno dopo mi cancella dalla chat.

  • Ma quindi?

Incontro fallito, stra-fallito. Valeva allora la pena non tentare proprio, meglio passare anche quel sabato sera a casa, sul divano, a strafogarsi di gelato al pistacchio guardando l’ultimo episodio di Black Mirror?

A dispetto di tutto quanto ho scritto a inizio articolo… permettetemi di fare degli errori, permettetevi di sbagliare. Di fare ogni volta errori diversi, creativi. Stupitevi dei vostri errori. Permettetevi di non capire, o di non volere capire. Di buttarvi in situazioni nuove, di provare a cambiare il vostro mondo, di sperimentare, di muovervi.

Quando vi sentite troppo fermi, fate un passo, provateci. Fa nulla se è malfermo, se non vi porterà lontano, se magari atterrerete senza eleganza, con poca grazia.

Provateci. A gettare lo sguardo e il piede un po’ più in là, a rischiare anche un po’.

Magari la serata andrà male, non tornerete a casa con un sorriso, vi sembrerà una altra sconfitta, di essere sempre allo stesso punto, di non riuscire a sbloccare le cose, di essere sempre qui sole, soli. E invece no, vi sarete mossi, avrete voluto provare a fare qualcosa di nuovo, a farlo in modo diverso. La pena è l’immobilità, l’inazione, l’inerzia, il non vivere.

  • Ci vuole un po’ di poesia, per tirarsi su, per lasciarsi ispirare

A te, George Gray (dall’”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters)

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio.
È una barca che anela al mare eppure lo teme.

Ah, e per sapere cosa ci su può aspettare da un appuntamento al buio, clic sopra qui!

♠ In copertina: “E.T. l’extra-terrestre”, Steven Spielberg, 1982

 

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