DO UT DES, MA A VOLTE NON BASTA NEANCHE QUELLO

Sarà capitato il ragazzo per strada che allunga il braccio e vi offre un braccialetto colorato, assicurando: “Per te! È gratis!”. Oppure di navigare su un sito che vende corsi formativi e di ricevere la proposta quattro video-lezioni gratuite per testare la validità del prodotto? O ancora di ricevere campioni omaggio o assaggi à gogo usciti dalla metropolitana, fuori da scuola, dentro al supermercato?

Di fronte a un dono inaspettato, non richiesto, inatteso le persone diventano più bendisposte nei confronti del proprio benefattore, sono più propense anche a restituire il piacere che è stato loro fatto. Con un altro piacere, magari addirittura di costo superiore. Funziona così.

Quindi lasciamo un euro a chi ci ha regalato il braccialetto, meditiamo di acquistare il corso di cui ci sono state mandate le video-lezioni gratuite, di spendere soldi per avere il bene di cui ci è stato fatto gentile omaggio di un campione. Meccanismi che si possono osservare nella vita di tutti i giorni e che tutti abbiamo testato.

È la teoria della reciprocità o del dono, teorizzata dall’esperto di marketing Robert Cialdini. La conoscono tutti, pare, anche chi non ha avuto occasione di studiarla sui libri, ma di apprenderla nella rinomata università della vita, ovvero nella pratica comune di lavoro a contatto con la gente.

Un gesto gentile, chiama un altro gesto gentile. Un dono inatteso chiama un altro dono, con apertura del portafoglio.

Ed eccoci a noi.

Un racconto chiama un altro racconto.

Do ut des, suggerivano i latini. Eh sì, io tendenzialmente ci credo.

Ma a volte, spoiler alert, a volte non basta neppure la teoria del dono o i motti latini per fare andare bene una conversazione. Spoiler alert 2, storia tristerrima oggi.

Mi scrive Lorenzo, di una bellezza strana, fine e selvaggia allo stesso tempo, amante delle bici, dei viaggi senza meta, dei trekking in montagna. Mi scrive regalandomi un lungo messaggio introduttivo sul suo amore per i luoghi di passaggio, i treni e le stazioni.

Mi scrive, colpendo dritto al centro uno tra i miei punti deboli, i treni. La conversazione non può che proseguire di regalo in regalo, di aneddoto in aneddoto, di racconto in dono. Coinvolgente. Per una settimana. Finché gli chiedo di vederci.

Nicchia.

È uscito di recente (tre mesi prima) da una storia lunga e si sa “queste cose non si lavano via con la spugnetta”. E poi “ti propongo di continuare a sentirci ancora per un po’ prima di vederci. Questa conversazione è di un livello qualitativo difficile da trovare, mi spiacerebbe perderlo”.

Vuoi negare a un povero uomo con il cuore spezzato l’opportunità di continuare a vivere questa esperienza di chat così intensa, così qualitativamente alta e apprezzabile? Giammai.

E si continua così, con una variante però: chiedo la cortesia di uno scambio di contatti su Facebook. Parlerò più avanti del potere rivelatore di quello che socialmente è visto come un mezzo per uno svago scazzato. Ma è molto di più.

Siamo in contatto su facebook e tinder da una settimana. E io non mi sono accorta di nulla di particolare, a parte certe predilezioni per tatuaggi e droghe leggere che non rientrano tra le mie abitudini. Ma tant’è, mica ci si deve sposare l’indomani.

E d’improvviso il guizzo d’intelligenza che mi era mancato per tutti i giorni precedenti. Perché non provare a capire chi è la misteriosa donna che ha spezzato il cuore del ‘mio’ Lorenzo?

Non dovrebbe essere difficile da scovare, viste le mie indiscusse doti investigative. E soprattutto con le coltivate doti di lettura delle foto. Perché si capisce il legame tra due persone su una foto anche se stanno a metri di distanza di solito. Basta leggere i particolari.

E’ bastato poco. Ed ecco, surprise, mi ritrovo sul profilo facebook di una giovane donna. Foto profilo in bianco e nero, due sagome si stagliano su una spiaggia. È il luglio 2016, circa 5 mesi prima che io e Lorenzo iniziassimo a chattare. Sulla battigia il profilo di una donna, morbido, rotondo, direi un bel pancione di almeno sette mesi.

Accanto a lei, un uomo, il ‘suo’ uomo presumo, che dalla sagoma che vedo stagliata sulla spiaggia è proprio lui, il ‘mio’ Lorenzo. Indiscutibile con quei capelli solo suoi. Indifendibile anche.

Non vi preoccupate, ormai c’ho la corazza di ferro, che abbaglia pure. Sono corazzata per questa e mooolte altre simili eventualità. Però mannaggia, do ut des, ma la fregatura te la pigli lo stesso!

♠ In copertina: “Julieta”, Pedro Almodóvar, 2016 

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