CONFESSIONI DI UNA VOLPONA

I più benpensanti tra voi sosterranno che, vista la mia innata sagacia nel dispensare consigli su come acchiappare al meglio sulle dating app, io sia una leonessa tigrata della tastiera, una esperta seduttrice di uomini creativi, presenti, stimolanti nella conversazione, intelligenti e liberi.

I più malpensanti tra voi riterranno invece che qui ci sia tutto fumo e niente arrosto. Che io scriva scriva… “ma che vuoi che ne sappia quella, che non ha mai tirato su all’amo neanche un paedocypris” (leggo essere il pesce più piccolo del mondo).

Ai malpensanti lo confesso: ci fu un tempo, lontano lontano, in cui provai a pescare. Ero con la mia serafica genitrice su un lago che non mi ricordo bene quale fosse. Ricordo invece molto bene la canna, l’amo, l’attesa e il nulla attaccato all’amo. Ero, dunque, già una cippa allora con la pesca all’amo.

Negli anni ho poi sviluppato una coscienza animalista abbastanza insistente, che mi vieta di praticare qualsivoglia genere di pesca, persino di quella specie pestilenziale per il pianeta Terra, che è quella umana.

Ai benpensanti dico: grazie, mi inorgoglisce pensare che mi vediate come una leonessa tigrata.

Le mie chat però sono il nucleo magmatico, vivo, possente di tutti i peggiori errori che mai si possano fare.

Li elenco qui, perché ci tengo oggi ad arrivare fino al fondo più melmoso di questo blog.

SWIPPATE SELVAGGE, SPOLLICIATE FURIOSE

A sinistra e a destra, senza starci troppo a pensare. Ci sono volte, non tutte, alcune, che capita così. Certo, non si può mica dire siano le volte migliori, ma capitano. Affino le mie capacità di analizzare un profilo solo addocchiando con mezza pupilla un quarto di foto. E via, ho già compreso tutto e… per la maggior parte delle volte è no!

A volte mi capita di cambiare idea in un millesimo di secondo e di tentare la folle mossa di spostare la carta che sta già navigando verso l’oblio di sinistra, ma ahimé l’operazione salvataggio in extremis quasi mai è riuscita.

LACONICITA’ ESTREMA NEL CONTATTO INIZIALE

Mi contatta uno e penso: ma come caspiterina ho fatto a mettere like? E ora? Ma da dove sbuca fuori questo?

Mai capitato a voi? Impossibile! Ecco, non ho fatto selezione all’ingresso, poi mi contatta e cosa faccio? Non ho voglia di parlarci, non mi ispira. Però è proprio da cafoni mettere in atto la fantomatica e fantasmagorica tecnica del ghosting. O no? Insomma, almeno per me, disagio e imbarazzo.

LACONICITA’ ESTREMA NELLA CONVERSAZIONE E ABBANDONO DEL CONTATTO

Mi contatta uno, ma non riesco a trovare nessun interessante aggancio nella conversazione. E di mio non ho voglia di fare sprizzi e lazzi, non mi sento abbastanza ispirata. Cosa faccio?

TATTICA 1 > cerco di fare cascare la conversazione con i messaggi monosillabici tanto da me odiati, con risposte diradate e stanche. Vedo che non demorde…

TATTICA 2 >  la giustificazione che anche la serafica genitrice mi firmerebbe. “Scusami è un periodo davvero complicato con il lavoro e tutto il resto, non ho proprio il tempo da dedicare a queste chat”.

L’alternativa è la TATTICA 3, quella delicata, che chiunque potrebbe capire, perché magari richiama una esperienza di vissuto personale. Faccio entrare in gioco un fantomatico ex, con lui i contatti sono ripresi nelle ultime ore. Purtroppo per correttezza mi costringo a una sospensione della mia presenza sui canali chattari, onde comprendere con maggiore chiarezza dove ci porterà tutto ciò.

Talvolta TATTICA 4 > la sparizione improvvisa e senza giustificazione, detta anche ghosting. Non consigliabile, ma a volte sembra l’unica strada praticabile.

LA PROVA

Qui si scatena la parte peggiore di me. Arriva il momento in una conoscenza via chat in cui ho dei dubbi, c’è qualche cosa che non mi convince nell’interazione. Decido di mettere la persona alla prova. La prova ha esito quasi sempre fallimentare. Cosa propongo?

Spoiler alert, quello che scriverò qui sotto potrebbe turbare le menti più fragili o più rigide rispetto a un teorico concetto di correttezza e lindore nei rapporti interpersonali.

Ad esempio, ho un dubbio sulle modalità di approccio della persona che ho di fronte. Allora, ecco che scatta la prova. Mentre fino a poche battute prima parevo una aspirante zitella stile Bridget Jones, ad un certo punto mi scopro e dichiaro sposata e frustrata. O sposata e basta. Poco importa. Ma davvero.

La prova ha sempre esiti fallimentari. Perché a nessuno importerebbe se fossi sposata, proseguirebbero ugualmente la conoscenza. Anzi, per alcuni sarebbe un plus: meno rotture di scatole. Non c’è nulla da stupirsi, direte voi. L’unica che non proseguirebbe nemmeno una chat con un uomo sposato o impegnato o fidanzato sarei io probabilmente. Ecco, io cerco te, tu, proprio tu, che risponderesti con un no, grazie!

Ovviamente dopo avere tastato il terreno, verificato che la prova non è stata superata, ammetto il malfatto e dico addio al contatto.

Ecco il guazzabuglio di storture, errori, vaccate nel quale mi muovo ogni giorno. Sbagliando sì, molto. Ma imparando ogni giorno di più.

E arrivando soprattutto a capire che le esperienze migliori, di incontro, anche virtuale, di contatto, le ho avute quando ho saputo mettermi in ascolto a cuore aperto, ascoltando e raccontandomi senza troppi timori e senza mettere troppo le mani avanti.

♠ In copertina: “La volpe e la bambina”, Luc Jacquet, 2008

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